A partire dagli elementi primari: la terra, l'acqua, l'aria, il fuoco.
Non sarà la separazione dagli elementi il nostro peccato originale?
Giro per il giardino, cerco un elemento della natura con cui entrare in relazione. Non è albero, non è fiore, è una pianta verde con foglie allungate.
Mi ci avvicino perché noto che alcune foglie sono piegate, quasi spezzate in due e ricadono verso il basso. Quel peso che le ha piegate, o quel vento che le ha spezzate, o quel freddo che le ha fatte chinare mi ha acchiappato.
Così mi sentivo, come quelle foglie fruscianti al vento.
Mentre vicino Nicola era immobile abbracciato a un cipresso e Giulia parlava a un piccolo fiore giallo.
E' stata l'ultima lezione di mimica. Mi mancherà.
Penso che io non sono una brava ricercatrice.
Penso che la maggior parte delle persone non si pone nemmeno il problema.
A volte, sì, lo studio mi è di conforto.
Devo ricordarmelo.
Vedi, dice Alessandra, è come se devi attraversare un fiume.
Se c'è il ponte e tu ti ostini a guadarlo faticosamente a nuoto, non sei un creativo, sei uno sciocco.
Ma se il ponte non c'è, allora il fiume prende la funzione di vincolo e tu ti devi ingegnare per attraversarlo.
Ed è il "facente funzione" di vincolo, dunque la regola, che mette in moto la creatività.
In un tipo di scuola come la mia,
si lavora per l'arte,
o si lavora per le persone?
Io scelgo le persone, per mia natura.
A volte succede che il lavoro mi sfugge da tutte le parti e non so da che parte riprenderlo e non so come contenerlo, controllarlo, dirigerlo.
Come se dovessi creare delle sculture d'acqua.
Oggi mi sento così.
Vedere l'imbarazzo negli altri è quasi più difficile che gestire il proprio.
Ho visto "Il Tartufo" di Molière.
Regia di Carlo Cecchi.
Con Carlo Cecchi, Valerio Binasco, Licia Maglietta, Iaia Forte.
E con alcune cose proprio ben pensate.