Il 18 giugno 1997 sono andata in scena per la prima volta e oggi mi emoziono ricordandolo e ripensando a quanto quell'azione di quel giorno abbia cambiato la mia vita.
Ero Aase nel Peer Gynt di Ibsen, ero quasi giovane, molto insicura, ricordo che temevo che per l'emozione la voce non mi uscisse dalla bocca. Avevo detto al mio maestro: "Senti, io ho paura, è normale?". "Sì, dev'esser così", mi ha risposto lui sornione.
Poi la voce è uscita, la memoria non mi ha tradito, e le cose sono andate bene. Dopo lo spettacolo ricordo il mio babbo che si è avvicinato al palco per farmi i "complimenti scientifici", spiegandomi che cosa avevo fatto di veramente buono nello spettacolo e omettendo rigorosamente tutti gli errori.
E adesso lui non c'è più da così tanti anni già, e io invece sono ancora lì, anche stasera, ed è diventato una passione, una finestra sul mondo, un lavoro, uno stile di vita, il teatro.
Si prova fino a che non ci si fa più.
Poi si prosegue ancora una mezz'ora.
In teatro e così.
Proposta di partecipare a uno stage sulla danza mimica.
Fino al 13 luglio. Dal 25 giugno. Every day.
Accetto e dico gulp, augh, yuppie, aah!
Me ne torno a casa dalla prova con il nome di un grande maestro, che con ogni probabilità avrò il piacere di conoscere e che magari ci potrò anche studiare insieme, con la prospettiva di continuare a studiare anche in estate, con un sacco di riflessioni sul teatro, sulla storia, sull'arte, sullo spirito, sulla vita.
Un gran nebbione, che quando è veramente denso mi sa che significa che comincio a entrarci un po' dentro. Buon segno.
Sono quella che canta bene, ormai.
Figurarsi, io che da ragazzina non potevo cantare perché mi tremava la voce.
Nell'arte, come nella vita, è così: qualcuno ti investe di un ruolo e tu a quel ruolo ti ci adegui e diventi quella cosa lì che qualcuno ha detto.
Quella che canta bene, io. Chi l'avrebbe mai detto.