Si prova fino a che non ci si fa più.
Poi si prosegue ancora una mezz'ora.
In teatro e così.
Me ne torno a casa dalla prova con il nome di un grande maestro, che con ogni probabilità avrò il piacere di conoscere e che magari ci potrò anche studiare insieme, con la prospettiva di continuare a studiare anche in estate, con un sacco di riflessioni sul teatro, sulla storia, sull'arte, sullo spirito, sulla vita.
Un gran nebbione, che quando è veramente denso mi sa che significa che comincio a entrarci un po' dentro. Buon segno.
Sono quella che canta bene, ormai.
Figurarsi, io che da ragazzina non potevo cantare perché mi tremava la voce.
Nell'arte, come nella vita, è così: qualcuno ti investe di un ruolo e tu a quel ruolo ti ci adegui e diventi quella cosa lì che qualcuno ha detto.
Quella che canta bene, io. Chi l'avrebbe mai detto.
Rimettersi a studiare A MEMORIA.
Diomìo che fatica, che fatica, che FATICA.
Credevo di andare come tecnico del suono.
Mi son ritrovata con un copione in mano a provare due o tre parti.
Il teatro - come la vita - offre sempre sorprese.
Goethe, Il Faust. Come dire: quisquilie.