Il Colombre di Buzzati è un racconto che da sempre adoro.
Stamattina ho deciso di studiarlo a memoria ed ho imparato la prima pagina. Che in ogni caso è un buon esercizio di tecnica vocale e poi quante cose belle ci si possono fare.
Andare a vedere cose, parlare con persone, ascoltare è sempre fonte di ispirazione.
Finito di leggere questo testo penso che presenta il vantaggio di avere molti personaggi femminili, vivaci e divertenti. La trama è veramente esile e il testo è in versi, cosa che crea qualche difficoltà, correndo il rischio di entrare in un'odiosa cantilena. Mi rimane la voglia di capire perché fino ad età così tarda c'era la moda di scrivere in versi. E naturalmente il desiderio di vedere quest'opera messa in scena da una grande compagnia, per vedere che cosa ne potrebbe uscire fuori. Il tema è carino, sull'ipocrisia di una certa cultura, che cultura non è ma è solo nozionismo e vacuo sfoggio. Mi lascia un po' perplessa poi - e vabbè, dal 1672 non si può pretendere tutto - una certa misoginìa, soprattutto verso le donne intellettuali è volta la critica, che le vere donne dovrebbero accontentarsi di accudire il marito e la famiglia. Eeeeh. Però certo alcune situazioni e alcuni personaggi sono divertenti. Ci sapeva fare, questo Molère!
così di libro in libro, studiando e leggendo, trovo cose non cercate,
e così, con una penna in mano e un quaderno davanti, scrivo cose non pensate.
così, in questa forma, la mia giornata prende senso,
nonostante me, grazie a me.

Seconda lettura della settimana, al Centro Anziani.
L'effetto della mia voce al microfono mi provoca una specie di "complesso di Adone", che strano.

Lettura del venerdì al centro anziani.
"Siete fantastici", mi dice una signora dopo che abbiamo finito. Io avevo una parte piccola piccola, ma mi ha fatto piacere lo stesso.
"Posso dirtelo che quando hai letto Rosa sei stata splendida?", ha detto Niccolò. Le parti da vecchia mignotta mi vengono affidate con una certa frequenza. Oh oh.
"E compresi, cioè sentii..."
Scrive sempre così, Stanislavskij, in La mia vita nell'arte.
Perché finché le cose non si sentono non serve a molto comprenderle.
Bisogna che il nostro corpo le comprenda, o la nostra anima, o qualcuno, insomma, lì dentro di noi, che non sia la mente.
Ieri ho ricevuto il libro di Olga Signorelli: Eleonora Duse.
Un sacco, proprio un sacco di fotografie.
Bellissimo.
E stamattina ho ordinato da un antiquario di Udine La mia vita nell'arte, di Stanislavskij.
Che emozione, lo cercavo da anni.
Mi piace leggere in pubblico, sentire la mia voce amplificata.
Oggi pomeriggio eravamo in cinque a dare lettura pubblica di
Leonardo Gori, L' angelo del fango

Con i complimenti dell'autore. Però!