Il Colombre di Buzzati è un racconto che da sempre adoro.
Stamattina ho deciso di studiarlo a memoria ed ho imparato la prima pagina. Che in ogni caso è un buon esercizio di tecnica vocale e poi quante cose belle ci si possono fare.
Andare a vedere cose, parlare con persone, ascoltare è sempre fonte di ispirazione.
Proposta di partecipare a uno stage sulla danza mimica.
Fino al 13 luglio. Dal 25 giugno. Every day.
Accetto e dico gulp, augh, yuppie, aah!
C'è quel monologo delle "Troiane" che proprio non capisco com'è, mi sfugge il senso, mi sfugge il modo, ovviamente.
E il regista mi dice: "Prova, Mappi, a farlo come se fosse a metà tra recitato e cantato. Anzi, prova a cantarlo; poi naturalmente non lo faremo cantato, però vedrai che ti darà la dimensione giusta per questo monologo".
Così lì, sul palco, davanti alla sala vuota illuminata, mi metto a cantare. Non conoscendo la melodia, perché la melodia non esiste. E cantando càpita che ascolto la mia voce solo a tratti esitante, che per quanto sottile riesce a riempire la sala, che per quanto improvvisata riesce a trovare un suo senso e ad accordarsi in modo preciso con le parole.
E quest'ascolto dev'essere piacevole anche al regista che dice: "Ok, va bene così. Questo monologo lo canterai. Così com'è va benissimo".
Canterò davanti a una platea piena. Da sola. Sarà la prima volta.
Studio l'ultima battuta dell'ultimo spettacolo.
Argìa: "Oh cielo, non ti rivedrò più mai?"...
Improvvisamente mi sembra che tutta la vita sia in questo momento.
Piango, con lacrime e singhiozzi.
Poi smetto. Sono un'attrice.
Tiro su col naso, asciugo le lacrime, mangio un biscotto.
Poi m'ero studiata tutta la Venexiana, una fatica pazzesca, tutte le scene nuove, i monologhi, il dialetto e via e via, e invece ho riprovato una scena vecchia. Rimane un'unica prova, prima della generale. Boh.