Il Colombre di Buzzati è un racconto che da sempre adoro.
Stamattina ho deciso di studiarlo a memoria ed ho imparato la prima pagina. Che in ogni caso è un buon esercizio di tecnica vocale e poi quante cose belle ci si possono fare.
Andare a vedere cose, parlare con persone, ascoltare è sempre fonte di ispirazione.
Poi tornerò a fare, poi tornerò a pensare.
Poi - magari - anche a scrivere.
Ho una pausa di riflessione teatrale.
Giusto così, per decidere da dove ricominciare.
Il 18 giugno 1997 sono andata in scena per la prima volta e oggi mi emoziono ricordandolo e ripensando a quanto quell'azione di quel giorno abbia cambiato la mia vita.
Ero Aase nel Peer Gynt di Ibsen, ero quasi giovane, molto insicura, ricordo che temevo che per l'emozione la voce non mi uscisse dalla bocca. Avevo detto al mio maestro: "Senti, io ho paura, è normale?". "Sì, dev'esser così", mi ha risposto lui sornione.
Poi la voce è uscita, la memoria non mi ha tradito, e le cose sono andate bene. Dopo lo spettacolo ricordo il mio babbo che si è avvicinato al palco per farmi i "complimenti scientifici", spiegandomi che cosa avevo fatto di veramente buono nello spettacolo e omettendo rigorosamente tutti gli errori.
E adesso lui non c'è più da così tanti anni già, e io invece sono ancora lì, anche stasera, ed è diventato una passione, una finestra sul mondo, un lavoro, uno stile di vita, il teatro.